Nuove prove che dimostrano come le forze israeliane abbiano compiuto crimini di guerra in rappresaglia alla cattura di un soldato israeliano sono state rese note in un rapporto congiunto di Amnesty International e Architettura legale. Le prove, che includono un’analisi dettagliata di grandi quantità di materiali multimediali, suggeriscono che il carattere sistematico e apparentemente deliberato dell’attacco aereo e di terra su Rafah che ha ucciso almeno 135 civili, può anche costituire crimini contro l’umanità.
Il rapporto “Venerdì nero‘: carneficina a Rafah nel conflitto Israele/Gaza 2014” presenta tecniche investigative all’avanguardia e un’analisi introdotta da Architettura legale, un gruppo di ricerca con sede a Goldsmiths, presso l’Università di Londra.
“Ci sono prove convincenti che le forze israeliane hanno commesso crimini di guerra nel loro bombardamento implacabile e massiccio delle zone residenziali di Rafah, al fine di sventare la cattura del tenente Hadar Goldin, mostrando scioccante disprezzo per la vita dei civili. Hanno effettuato una serie di attacchi sproporzionati o altrimenti indiscriminati, che si è completamente fallito di indagare in modo indipendente“, ha dichiarato Philip Luther, direttore del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International.
La massiccia quantità di prove raccolte è stata presentata ai militari e ad altri esperti e poi organizzata in ordine cronologico a creare un resoconto dettagliato degli eventi dal 1° agosto, quando l’esercito israeliano ha applicato la controversa e riservata procedura “Hannibal” a seguito della cattura del tenente Hadar Goldin.
Intenso bombardamento
Poco prima della cattura del tenente Goldin il 1° agosto 2014, un cessate il fuoco era stato annunciato e molti civili erano tornati alle loro case credendosi al sicuro.
Un bombardamento massiccio e prolungato è iniziato senza preavviso mentre masse di persone erano in strada, e molti di loro, soprattutto quelli nelle auto, sono diventati bersagli. Quel giorno è rimasto noto in seguito a Rafah come “venerdì nero”.
I racconti dei testimoni oculari hanno descritto scene raccapriccianti di caos e panico come un inferno di fuoco da jet F-16, droni, elicotteri e artiglieria piovuto giù per le strade, colpendo civili a piedi o in auto, nonché ambulanze e altri veicoli di evacuazione i feriti.
Un testimone ha descritto gli attacchi di quel giorno come un tentativo di polverizzare i civili di Rafah, paragonando l’assalto a “una macchina per tritare le persone senza pietà“.
Attacchi a ospedali e operatori sanitari
Le immagini satellitari e le fotografie analizzate per il rapporto mostrano i crateri e i danni che indicano come gli ospedali e le ambulanze siano stati ripetutamente attaccati durante l’assalto a Rafah, in violazione del diritto internazionale.
Un medico ha descritto come i pazienti siano fuggiti freneticamente dall’ospedale di Abu Youssef al-Najjar dopo l’intensificarsi degli attacchi sulla zona. Alcuni sono stati spinti giù dai letti, molti avevano ancora la flebo attaccata. Un ragazzo ingessato si è trascinato a terra pur di scappare.
Un’ambulanza che portava un anziano ferito, una donna e tre bambini è stata colpita da un missile sparato da un drone, facendola in fiamme e bruciando vivo chiunque fosse all’interno, operatori sanitari compresi. Jaber Darabih, un paramedico che era arrivato sulla scena, ha descritto i resti carbonizzati dei corpi come “senza gambe, senza mani… gravemente ustionati“. Tragicamente ha poi scoperto che anche suo figlio, un paramedico volontario, era tra quanti sono rimasti uccisi nell’ambulanza.
“Attaccando le ambulanze e colpendo vicino agli ospedali, l’esercito di Israele ha mostrato un plateale disprezzo per le leggi di guerra. Attaccare deliberatamente strutture sanitarie e medici professionisti equivale a compiere crimini di guerra“, ha ammonito Philip Luther.
Fine del ciclo di impunità
Questa indagine su Rafah fornisce una delle prove sinora più convincenti delle gravi violazioni del diritto umanitario internazionale, compresi i crimini di guerra, compiute durante il conflitto.
Nei precedenti rapporti, Amnesty International ha messo in evidenza le violazioni compiute da entrambe le parti, inclusi gli attacchi sistematici da parte di Israele sulle case civili e la sua deliberata distruzione di edifici civili multipiano; gli attacchi indiscriminati dei gruppi armati palestinesi e gli attacchi mirati ai civili in Israele, così come le uccisioni sommarie di palestinesi a Gaza.
Tuttavia, un anno dopo il conflitto, le autorità israeliane non hanno condotto indagini credibili, indipendenti e imparziali sulle violazioni del diritto umanitario internazionale. Limitate indagini militari di Israele su alcune delle azioni condotte dalle sue forze a Rafah il 1° agosto non hanno ancora accertato alcuna responsabilità.
“Finora, le autorità israeliane hanno dimostrato nel migliore dei casi di non essere in grado di svolgere indagini indipendenti sui crimini di diritto internazionale a Rafah e altrove e nel peggiore dei casi di non essere disposte a farlo. I risultati di questo rapporto aggiungono prove convincenti a un già grande mole di documentazione credibile delle gravi violazioni commesse durante il conflitto di Gaza, che richiedono indagini indipendenti, imparziali ed efficaci”, ha concluso Philip Luther.
“Le vittime e le loro famiglie hanno diritto alla giustizia e alla riparazione. E quanti sono sospettati di aver ordinato o commesso crimini di guerra devono essere perseguiti“.